GIORGIO BOCCA
Il juke-box è troppo stretto per Mina

Il Giorno | 11.12.1960

Stasera Mina ha una chioma folle e un abito su cui brillano paillettes. Pallida. Smagrita, gli occhi dilatati da un’ira nevrotica, la ragazza si torce le mani per vincere il disgusto degli sconosciuti che le respirano addosso.
Siamo in una sala da ballo alla periferia torinese. Con duemila e cinquecento lire a testa (quasi due giornate di lavoro) i giovanotti del quartiere si sono pagati, per un’ora, la presenza fisica della più famosa “urlatrice” d’Italia; i più fortunati, adesso, circondano il suo tavolino, sotto l’orchestra.

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ORIANA FALLACI
La sirena dei vent’anni

L’Europeo | 05.02.1961

Ma chi è dunque questa ragazza che in nemmeno due anni è diventata una specie di mito degli italiani giovani e vecchi, poveri e ricchi, babbei e intelligenti, comunisti e cattolici, e in un minuto guadagna quanto guadagna un magistrato in un mese (centocinquantamila rotonde), in una settimana colleziona sei copertine di settimanali autorevoli, e se dite di non averla mai vista cantare vi trattano alla stregua di un ignorante, di un traditore della patria o di un cretino?

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MICK JAGGER

«Persone come me, Tina Turner, Paul McCartney e, in Italia, gente dalla voce d’angelo come Mina, abbiamo mantenuto la nostra vitalità adolescenziale perché non abbiamo ceduto a compromessi di alcun genere…»

TONY DI CORCIA
Da “Mina Viva lei”

Edizioni Clichy 2023

Stanotte l’inferno è un condominio affollato. Chiunque lo abita ha nostalgia di un amore, soffre per qualcuno, aspetta invano un cenno. O, peggio, finge di condurre una vita normale e nel cuore custodisce il fantasma di un amore mai nato. Identico è il rifugio: la voce di Mina.

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NATALIA ASPESI
Ecco Mina più grassa più bella e più brava

La Repubblica | 04.07.1978

Mina torna a cantare in pubblico, dopo sei anni di lontananza e subito fa apparire meschine, assurde, due mitologie della nevrosi estiva di massa: è di un biancore luminoso, intatto e superbo, in mezzo a gente vergognosa del proprio pallore, fissata a inseguire abbronzature rugose e sinistre; è grande, opulenta, riccamente carnale, in una folla di disperati che puniscono il loro sogno di magrezza con un’alimentazione colpevole e instancabile e avviliscono i loro pensieri con calcolo di punti e calorie, raccolta di diete, disgusto del proprio corpo umanamente espanso.

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FEDERICO FELLINI

«[…] Mina ha la faccia della luna. Gli occhi sono dolci e crudeli. La bocca chiama dal cielo le comete: basta un fischio. Poi è tanta. È un tipo che entra nelle mie storie. Avrebbe fatto bene anche la Gradisca […] Ho molta ammirazione, molta stima per Mina […] e spero […] ?? difficile incontrarci […] spero che riusciamo a parlare almeno una volta per telefono […]»

INDRO MONTANELLI
Il fragile segreto di Mina

04.02.1961

Due forze sembrano sostenerla, l’istinto e l’ignoranza. Ma poi non è difficile capire che è una calcolata finzione così astuta da sembrare la verità. Roma, febbraio. Mi dicono che qui a Roma, i campioni di Sanremo venuti a ripetervi le loro imprese canore, hanno avuto sfortuna.

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MARINELLA VENEGONI
Un articolo

La Stampa | 18.04.2001

Non è un incontro a metà strada, questo tra due autentici campioni della musica popolare, Mimmo Modugno e Mina, un incontro dal quale vien fuori quell’album a lungo annunciato e che ora finalmente arriva (è disponibile da domani, giovedì 20) col titolo provocatorio di «Sconcerto». Non è a metà strada perché Mina va oltre l’affettuoso recupero filologico, e s’impegna invece in una rilettura del tutto originale di alcuni caposaldi del multiforme artista pugliese.

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ANDREA CAMILLERI

«C’è stato un tempo in cui perfino gli intellettuali più schizzinosi non si vergognavano di guardare la tivù. Era la tivù dei varietà di Falqui e Sacerdote, paragonabili per eleganza e professionalità ai grandi show d’oltreoceano. E la gemma più brillante di quei sabati sera era proprio la voce di Mina. Giovanissima; eppure, così ironica e arguta. La stessa ironia e la stessa arguzia che Mina avrebbe rivelato molti anni dopo nei suoi articoli scritti con tanta grazia e tanto buon senso per La Stampa e per altre testate…»

TONINO AMURRI
Lunedì pomeriggio, a tradimento, Raiuno ha trasmesso un’ora intera di Mina

Il Giorno | 21.03.1989

“Lunedì pomeriggio, a tradimento, Raiuno ha trasmesso un’ora intera di Mina. Il che non è carino. A noi che assistiamo alle povere esibizioni non-stop delle cantanti attualmente su piazza e purtroppo su piazza e purtroppo su video, un simile choc musicale e visivo potrebbe procurare pericolose crisi di rigetto.

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GINO CASTALDO
Una donna eccezionale, una vita inaccessibile

La Repubblica | 22.10.1988

In trent’anni di carriera ha cantato il cantabile, un enorme imponente canzoniere che arriva a proporzioni da computo statistico.
Cosa ha significato per noi questa voce? Questa voce così duttile da poter essere a volte così iperuranica e cristallina, altre volte calda e sorniona, a volte virtuosistica, a volte morbidamente interpretativa. È “la” voce italiana di questi trent’anni.

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LINA WERTMULLER

«Per Mina ho scritto i testi di “Mi sei scoppiato dentro al cuore” e di altre canzoni, ma come regista, ovviamente, ho pensato più di una volta a lei, perché mi piace moltissimo, soprattutto per la sua particolare caratteristica di mettere insieme il freddo e il caldo, di unire una notevole sensibilità, una bella voce, una grande abilità esteriore con questa bella faccia da medaglia, con questo aspetto statuario da bella Italia.»

MARINELLA VENEGONI
Mina. L’ex tigre innamorata del mistero

La Stampa | 24.03.1990

Cinquant’anni? Potrebbero essere trenta o novanta, sarebbe lo stesso. Domani Mina compie mezzo secolo e la ricorrenza serve solo a far capire come la cantante sia diventata, nel costume italiano, un simbolo più che una persona vivente. Simbolo di un’Italia brava come lei, gloriosa e ottimista, quella degli anni del boom con i quali la sua ascesa è coincisa; ma anche, per gran parte di coloro che hanno più di trent’anni, simbolo sentimentale nel senso più competo del termine.

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SANDRO BOLCHI
Mina, essere grassa non é peccato

Corriere della Sera | 23.08.1978

ROMA – «Lo so, sono grassa, ma anche la Fitzgerald lo è. È colpa mia se in questo periodo alla colonia francese preferisco il brodo dagli occhi fondi? Non voglio volare, altrimenti noleggerei una mongolfiera che mi alzasse verso il cielo e se un aquilone dispettoso mi regalasse una pacca troppo forte con le ali scivolerei in mare, soffiando per i pesci la mia ultima canzone “Lady Mazzini”, che sorride mentre parla, si diverte a nascondersi in certe vecchie zimarre dove i chili possono ballare il tango senza essere visti o redarguiti, e dalle quali spunta una faccia sempre più solenne, generosa, vestita di bianco, abbronzata da una luna degli Anni Sessanta.»

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LIZA MINNELLI

«Mina è la più grande cantante che io abbia mai sentito, lei canta le canzoni proprio come devono essere cantate, così come sono state scritte, canta con il cuore, ma la voce, il timbro inconfondibile, l’espressività che sa dare alle sue interpretazioni sono sublimi! È divina. Io sono una delle sue più grandi ammiratrici […], ci ha donato il suo cuore, la sua voce, nessun altro al mondo è come lei… non so cosa dire, lei è per la canzone quello che De Niro è per la recitazione: c’è solo lei, è unica.» (Da “Porta a porta”, Raiuno, 2008)

CARLO GIOVETTI
Sa cantare meglio di prima ma non chiamatela tigre

Il Giorno | 16.04.1968

Mina che canta, smentisce, gioca a scopone e parla di Paciugo. Adesso è rilassata e non avverte nemmeno il vento freddo che arriva con l’alba. “Ma avevo una paura, tremavo tutta. Una volta non mi capitava, più vado avanti con gli anni e più mi sento gelare”. È giusto che sia così: Mina che interpreta “La canzone di Marinella” non è più la stessa che urlava “Le mille bolle blu”. Forse non ebbe paura nemmeno la prima volta, quando decise improvvisamente di passare “dall’altra parte”: proprio qui, alla Bussola di Bernardini, nell’estate del ’58.

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MARCO MANGIAROTTI
Mina, una grande voce nel vento

La Nazione | 31.10.2000

MILANO – Se sbucci la confezione di Wind, trovi un album con quattro cover inedite di Mina. In mezzo milione di copie, che verranno regalate ai nuovi abbonati da novembre a Natale (telefonino più scheda più internet più CD). Il contratto biennale tra la compagnia e la cantante, iniziato con la voce fuori campo nel discusso spot del rigore realizzato da Roberto Baggio, ci regalerà quindi qualcosa di sonoro e palpabile.

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IVANO FOSSATI

«Mina è amata da tutti i musicisti. A partire da quelli che si guadagnano da vivere suonando nei locali da ballo fino ai più raffinati jazzisti e compositori, in Italia e non solo. Mi sono sempre aspettato qualcosa di sorprendente da Mina. Era lei che ci aveva portato più vicini Chico Buarque, Juan Manuel Serrat, Tom Jobim, era lei che alle nove di sera in tv duettava con Toots Thieleman. Ci stava insegnando molto e dopo avrebbe fatto ancora di più.
Ho sempre ascoltato Mina con attenzione perché fra i miei maestri c’è anche lei. Nessuno regola e governa il suono delle parole come lei fa. Nessuno guida e conferisce altrettanto bene, in tempo reale, significato a ogni singolo passaggio e pensiero. Nessuno, o forse pochissimi nel mondo, amplificano o smorzano le emozioni a loro piacimento con la sua stessa maestria, alzando o abbassando la temperatura dell’interpretazione nel corso di uno stesso brano. Fonetica, musica e pensiero si muovono insieme e Mina lo sa.»

GIANNI FERRIO
Intervista di Lele Cerri

04.03.2002

Gianni Ferrio ovvero “l’inevitabilità di fare musica”. Gianni Ferrio o “Improvvisamente”, “Ora o mai più” e tanti altri stupendi giochi musicali fino a “Non gioco più” per poi di nuovo slanciarsi con Mina “Dalla terra”. Gianni Ferrio compagno del lungo e proficuo percorso musicale di Mina, testimone del suo entrare, sbucando da dietro ad un juke box, nella vita degli italiani che, almeno musicalmente, non sarebbe più stata la stessa di prima.

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ANNABELLA
Che cosa pensate del fenomeno Mina?

29.01.1961

Mina, che raggiunse il successo attraverso un genere alla moda, nel breve giro di un anno e mezzo è riuscita ad imporre le sue vere qualità, il suo temperamento, il timbro di voce, la propria personalità. Oggi è una cantante completa che può alternare vari modi di cantare restando sempre sé stessa. Sbaglia quindi chi dice che Mina è solo un’urlatrice; è anche una delicata interprete di motivi vellutati e varie sue recenti interpretazioni lo dimostrano.

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ELVIS COSTELLO

«Mina è la più grande cantante italiana e non capisco come abbia fatto ad accorgermene così tardi. Mi ricorda Dusty Springfield. L’ho scoperta per caso, mettendo il naso – e l’orecchio – tra i dischi di mia moglie, che studia la vostra lingua e cura uno show radiofonico in cui figurano spesso pezzi italiani. Per Mina ho avuto una specie di folgorazione e sono andato subito a comprarmi tutti i suoi album. E poi, adoro l’Italia…» (2002)

MICHELE SERRA
Una voce spericolata

La Repubblica | 24.03.2000

La “Tigre di Cremona” compie domani 60 anni. Da sontuosa show-woman della TV in bianco e nero alla sophisticated lady di mille canzoni Mina compie sessant’anni, e quasi non ci si crede. Sono veramente pochissimi, quanti ne bastano appena per fare una ragazza di lungo corso. Pochissimi per misurare la lunga strada della sua voce d’acciaio, che ha trafitto tute le epoche nostre coetanee, le tantissime epoche che abbiamo avuto la fortuna di vivere addossate le une alle altre, serrate come libri che soffocano in uno scaffale tropo corto.

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CÉLINE DION

«Luciano Pavarotti mi parlava sempre di Mina e non certo solo quando eseguimmo in duetto la versione inglese di “Grande, grande, grande”. Anch’io sono nata nel mese di marzo, come Mina; anch’io penso alla sua voce come a un grandissimo, inimitabile dono della natura, il riflesso di un’anima» (2010)

ANTONELLO FALQUI
Intervista di Lele Cerri

18.02.2002

Il Signor Senso Dello Spazio mi riceve in una casa che lo conferma tale, bell’e che pronta, com’è, per il grandangolo, per una delle sue riprese con azzeramenti della linea d’orizzonte, infinite lungimiranti fughe centrali, campi e controcampi con ritmi perfetti, ellissi e dettagli, carrellate sapienti e coinvolgenti, fluide: autentici tapis roulant per la curiosità dello spettatore, come soltanto quelle precorritrici dello zoom che sono state le sue carrellate del primo Studio Uno potevano essere.

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ACHILLE BONITO OLIVA

«[…] Nelle copertine dei Suoi dischi c’è un grande senso del gioco […] Oltre il canto (lei) introduce il corpo, l’immagine, ci mette la faccia […] Mina ?? una cantante performativa che afferma la propria voce anche attraverso l’irregolarità dei Suoi tratti, che riesce ad anticipare Madonna e Lady Gaga, esibendo anche le Sue asimmetrie […]»

NATALIA ASPESI
Mina, l’incanto della voce di una donna libera

Venerdì di Repubblica | 30.10.1987

L’hanno vista per l’ultima volta su un palcoscenico nell’estate del ’78, in Versilia. Il pubblico era quello solito delle vacanze, tanta gente che si sentiva bella; tutti abbronzati, tutti magri, anche troppo eleganti. Mina era un’apparizione incantevole, benevola, materna, ironica, anche inquietante nella sua totale disubbidienza alle smanie estetiche. Come una regina lontana, sicura dei suoi poteri misteriosi, esibiva il candore soffice della carnagione, il corpo ingrassato, i veli neri e disordinati che la ricoprivano.

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SARAH VAUGHAN

«Se non avessi la mia voce vorrei avere quella di una giovane ragazza italiana di nome Mina» (1968)

BRUNO CANFORA
Intervista di Lele Cerri

24.07.2002

E al nome di Bruno Canfora, in tutti noi che abbiamo ascoltato Mina passeggiare fluidamente su quelle famose “consuete fantasie musicali” annunciate da Paolo Panelli in Canzonissima 1968, non può che risvegliarsi un senso di gratitudine per il suo averci dato l’opportunità di crescere spettatori del bello, di quel piacere musicale che abbiamo potuto goderci in diretta in quei preziosi irrinunciabili sabato sera.

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MARINELLA VENEGONI
Gli 80 anni di Mina, un libro ne celebra il talento

La Stampa | 24.03.2020

È diventato molto difficile scrivere di Mina. Questo compleanno così rotondo e fatidico degli 80 che cade oggi, è stato già consumato da fiumi di parole, orde di filmati, immagini stranote. Ogni cosa sembra già detta. Il prematuro ritiro nel 1978 – una clausura anti-mediatica – l’ha resa per sempre giovane.

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CLAUDIO ABBADO

«Mina ha una personalità grandiosa. Luigi Nono avrebbe voluto comporre un pezzo con la sua voce. ‘Mi basterebbe anche un solo suono, una sola nota’, mi disse. A me sarebbe piaciuto dirigerla, l’ho sempre ammirata. Purtroppo, non ce n’è stato il tempo…» (2009)

SENNUCCIO BENELLI
La donna, e altre cose ancora

Successo | 03.01.1962

La “tigre di Cremona” e il meno conformista tra i registi italiani discutono qui del posto che la donna deve avere nella società: madre e moglie nella casa, oppure “quasi uomo”, e magari diva, fuori di essa?
Prima di questo incontro Visconti e Mina non si conoscevano altro che di fama. Si ammiravano reciprocamente, ma non si erano mai stretta la mano.

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LELE CERRI
Mina e l’Orchestra in esclusiva alla Bussola 1972

1972

Mina, nella primavera ed estate del 1972, ci regala il ripetersi straordinario di una quotidianità eccezionale di apparizioni TV e dal vivo. Sembra quasi voglia rifonderci in anticipo della sua futura assenza dalle scene, ancora sconosciuta a lei quanto a noi.

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FABRIZIO DE ANDRÉ

«La sua voce è un miracolo. Credo che lei sia nata con la musica nel DNA, è come se avesse avuto una memoria prenatale della musica. Questo è un fenomeno tipico della genialità: quello di sapere prima di conoscere. Te ne accorgi quando la senti cantare perché le evoluzioni vocali, le picchiate, i glissati, i grappoli di note in brevissimi intervalli di tempo, le svisature della melodia sono assolutamente spontanei…» (1997)

GIANNI CLERICI
Il successo pagato caro

Il Giorno | 03.09.1966

CI SONO più segni di catrame che parole sul taccuino dell’incontro con Mina. Insieme abbiamo passato sei ore sul tetto dell’enorme hangar-officina di Fiumicino, una costruzione dell’architetto Morandi tutta appesa a enormi corde di cemento armato: Mina doveva girare dei caroselli, e Piero Gherardi, lo sceneggiatore degli ultimi film di Fellini, aveva scelto quel luogo astrale e più adatto a un film di Antonioni…

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NATALIA ASPESI
Per l’unica Mina della stagione 2000 spettatori

Il Giorno | 25.07.1962

SEMBRA UNA di quelle fotografie che le grandi riviste americane dedicano ai monumenti della musica leggera e del jazz: lo sfondo è del tutto buio, una riga di luce disegna il contorno di un paio di musicisti seri, impegnati, e fa brillare il profilo di lei, della diva. Il braccio che sostiene il microfono, quello che ondeggia stanco verso il pubblico, le curve della scollatura profonda dell’abito nero, il viso drammatico che sta soffrendo Gershwin.

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PINO DANIELE

«Quando iniziava l’era dell’apparire lei decise di essere la Signora che spariva, tutta voce e niente immagine, alimentando il mito certo, ma l’arte di mito si nutre. Settant’anni il 25 marzo, ma i miti si celebrano ogni giorno e le voci cantano ogni giorno. Non hanno bisogno di torte con candeline se, come quella di Mina e di pochi altri, trascendono nazionalità, culture, lingue. Come Lucio Battisti, come Salinger, lei è rimasta al centro dell’immaginario collettivo evaporando, mentre in tanti cercavano di sottolineare la propria ostinata, invisibile presenza. La voce, strepitosa, agile, da musicista-cantante, capace di far suonare le parole, di far parlare le note. L’intuito nella scelta dei repertori, senza problemi se fossero «alti» o «bassi», termini sempre più senza senso. La presenza scenica: di Lucio Battisti non ricorderemo straordinarie prestazioni dal vivo, di lei sì, padrona della tv in bianco e nero, al fianco di Totò, Sordi, Gaber, Mastroianni, le Kessler, la Carrà. Musica oltre l’apparenza, talento straordinario alla ricerca di una vita normale, anzi normalissima, che le ha permesso di scegliere le canzoni che davvero voleva cantare: ho avuto il privilegio di vedere selezionate anche le mie «Napule è» e «Je sto vicino a te», per di più in magnifica compagnia, di classici napoletani e perle di quella che un tempo sognavamo essere la nuova Napoli. Mina voce d’Italia, ancora oggi, in piena era dei talent show e del televoto che promuove a star ragazzini e boccia cantanti con decenni di carriera alle spalle, è il simbolo di un Paese che forse non la merita. La sua ironia, la sua dignità, la sua indolente libertà, il suo silenzio parlano più di mille urlate opinioni da talk show che non dicono niente. Tanti auguri, Nostra Signora della Canzone. Se non fossi esistita non saremmo stati capaci di inventarti.» (2010, per i 70 anni di Mina)

LELIO LUTTAZZI
Intervista di Lele Cerri

03.04.2002

Ecco, sono in piazza, vista sulla vallata e verso il mare; quello dietro ai tetti è il comignolo della sua casa, nuvole bianche di fumo che promettono uno squisito arrosto.
Mi apre la porta la moglie Rossana, baci e abbracci che inneggiano a una bellissima fetta di vita passata assieme, e lì, dietro, nel corridoio con pareti e sfondo di libri, con lo sguardo che mi aspettavo, Lelio Luttazzi…

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GUIDO GEROSA
Nascono le stelle a Porta Garibaldi

La Notte | 02.12.1958

La ragazza alta dalle scapole magre non voleva uscire dalle quinte per intonare la sua canzone: ondeggiava inquietamente, si lisciava nervosa i capelli corti, sorrideva fissando lo sguardo in un vago, lontano punto sospeso nel vuoto. Diciassette anni, statura un metro e settantadue, un vestito che le traballava indosso, Mina si rifugiava dietro la sua timidezza; il presentatore Corrado dovette farle coraggio.

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KENNY BARRON

«Mi chiede chi sia la migliore cantante di Standard Jazz oggi? La più grande di tutte è una cantante italiana di nome Mina.»