LA CAREZZA DI UNA VOLTA

La Stampa n. 47/2010

Il ragionier Giustini guarda fuori. È in ufficio e si prende qualche minuto per vedere la neve che scende a stracci. Poi uscirà. I suoi colleghi sono già andati via. Meglio, così può godersi quello spettacolo senza che, ridendo, gli dicano: «Giustini, non hai mai visto la neve?». Sì, che l’ha vista, e tanta, tantissima.
Al suo paese l’inverno era bianco. Le case, gli alberi si distinguevano a fatica. Lui tornava da scuola col sorriso sulle labbra. Con lo stesso sorriso che adesso gli sboccia in faccia. Stringe un po’ gli occhi, non ha voglia di cercare gli occhiali e riconosce l’angolo dopo il quale c’è la sua casa. Indugia a lungo prima di scuotersi. Sospira e si avvia mentre fuori della finestra il panorama torna ad essere quello di sempre. Un palazzone alto e grigio che chiude lo sguardo alla vista e al pensiero. Si infila nel suo unico cappottone grigio, si mette il cappellino di lana grossa, i guanti e esce. Mancano cinque giorni a Natale.
Il ragionier Giustini affronta l’ondulazione della folla con il solito impaccio. Chiede scusa a tutti quelli che gli sbattono contro e riceve in cambio sguardi sorpresi e interrogativi. Mancano cinque giorni a Natale. Ma per lui il giorno più importante è già passato.
Il mattino del tredici dicembre, Santa Lucia, sua madre gli faceva trovare un vassoio di cartone ricoperto di carta d’oro con sopra i mandarini, le caramelle di zucchero, i sassolini dolci, e un regalo che di volta in volta era un paio di guanti che lei gli aveva sferruzzato, un cappellino o addirittura una macchinina rossa. Adesso vuole correre a casa.
Quella macchinina rossa lo sta aspettando. Sì, l’ha tenuta per tutti questi anni e quando arriva Santa Lucia lui ricompone il vassoio esattamente uguale a quello di quando era bambino. Vede in mezzo alla folla Fiamma, il suo grande amore segreto. Vorrebbe avvicinarsi solo per augurarle Buon Natale, ma la sua timidezza glielo impedisce e, tutto sommato, il pensiero di averlo fatto veramente lo appaga. La osserva mentre si allontana e stringe gli occhi per custodire quell’immagine che a lungo illuderà i suoi giorni. Apre la porta di casa e un profumo di dolci ancora caldi lo accoglie. Si guarda in giro. «Ma no, me lo sto immaginando!». Si spoglia e si siede sulla poltrona. Stringe la macchinina. Gli occhi gli si riempiono di lacrime e da molto, molto lontano una carezza di sua madre lo raggiunge e lo consola.

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19 Dicembre 2010

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