QUEL CHE IL CENSIS NON FOTOGRAFA

La Stampa n. 45/2010

Puntuale come la nebbia in Val Padana, è arrivato il Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Lo scorso anno ci strabiliava con l’inaudita rivelazione che gli Italiani preferiscono i social network alla lettura dei classici. Da giorni aspettavo trepidante il Rapporto 2010 e ipotizzavo su quali clamorose novità avrebbe svelato. Ed eccolo qui, fondamentale, acuto, pieno di spunti inediti.
Siamo descritti come un Paese appiattito, dall’economia fragile che stenta a ripartire, con un inconscio collettivo sganciato dalle leggi e non più animato dal desiderio. Con cinismo ci viene detto che «anche se ripartisse la marcia dello sviluppo, la nostra società non avrebbe lo spessore adeguato alle sfide che dobbiamo affrontare». Veniamo definiti come «una società pericolosamente segnata dal vuoto», vittime del nichilismo dell’indifferenza generalizzata.
Senza bisogno di analisi statistiche, io avrei aggiunto alla fotografia italica appariscenza e inefficienza, diffidenza e incoscienza, prepotenza e incoerenza, ignoranza e arroganza, viltà e meschinità, assistenzialismo e assenteismo, consumismo e post-comunismo, vittimismo e lassismo, individualismo e parassitismo. Insomma, tutto il rimario della decadenza.
Ci hanno fotografati, senza chiederci di metterci in posa. Non hanno usato alcun marchingegno per correggere le rughe. Quelle che ci deturpano il volto in misura maggiore rispetto allo scorso anno. Ci consoliamo nel vedere che i parenti sono invecchiati più di noi. Ma nessuno ci dice perché risultiamo, chi più chi meno, così sgraziati all’occhio dell’analisi. Privati dell’indagine sulle cause, è ancora più arduo immaginare soluzioni per risollevarci dal disfacimento che tende alla necrosi. E se tutto il tragico quadretto viene imputato al calo del desiderio, si può reclamare che qualcuno ci prescriva la dose di Viagra necessaria alla cura. Ma, per ora, nessuno risponde.
Al Censis e a tutto il sociologiume del piagnisteo chiederei di spostare lo sguardo su altre, più potenti fotografie. Forse meno nitide, ma ugualmente reali. Avremmo potuto percepire atti d’amore, sogni inespressi, lacrime di gioia, parole sussurrate, lampi d’intelligenza, sguardi d’intesa. La vita che non riesce a tradursi in numeri è più esplosiva delle brutture che rapporti e media continuano a rovesciarci addosso.
Basta. Torno a fare l’albero di Natale con chi amo. Alla faccia del Censis.

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5 Dicembre 2010

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