Lele Cerri – Mina e l’Orchestra in esclusiva alla Bussola 1972

Di Lele Cerri
1972

Mina, nella primavera ed estate del 1972, ci regala il ripetersi straordinario di una quotidianità eccezionale di apparizioni TV e dal vivo. Sembra quasi voglia rifonderci in anticipo della sua futura assenza dalle scene, ancora sconosciuta a lei quanto a noi. Da marzo di quell’anno, inizia a raggiungerci puntualmente settimanalmente. Come poi, in seguito, non potremo che desiderarla. Lo fa con le 8 puntate di Teatro 10, dense delle sue crescite continue, di continue sorprese di settimana in settimana. Otto puntate, in una delle quali, tra l’altro, spalanca le porte d’Italia ad un Astor Piazzolla ancora da noi non molto conosciuto, facendolo suo complice sublime nell’esplorazione di un maestoso tango “Balada para mi muerte”. Ed eccoci, finalmente, agli appuntamenti serrati, alla raffica di serate in esclusiva alla Bussola di “Mina e l’Orchestra”, formula da lei stessa coniata in controproposta a quella inizialmente pensata da Sergio Bernardini “Mina e la sua orchestra”. Un’idea e un’esclusiva che, forti della potenza dell’unica artista italiana in grado di reggere una big band con ritmica e sezioni di fiati formate da decine dei più importanti jazzisti del panorama musicale italiano, catapultano la Versilia nella magia e nella ricchezza musicale delle notti di Las Vegas e Los Angeles, Londra e New York. “Mina e l’orchestra” è la formula “Evento” di quell’estate ’72 ed un evento assoluto nella storia della musica leggera italiana. Non solo per la formula in sé ma per la qualità del risultato: impensato prima e ancora impensabile a ripetersi, se non da lei, con lei. 
Da quello straordinario regalo di Mina al suo pubblico, per fortuna bissato insperabilmente nel 1978 con i concerti a Bussoladomani, da quelle serate fiore all’occhiello della musica italiana fu ricavata una ripresa dal vivo dalla quale furono tratti un LP e un video. Il video, che uscì in cassetta e in una preziosa versione in laser disc, ormai da collezione, è stato riproposto poi in DVD.  È il documento di un’estate straordinaria per il pubblico di Mina, per Mina e per la musica italiana. Un’estate di appuntamenti, fitti come era impensabile sperare, che arrivano dopo quegli otto sabati e domeniche sera di Teatro 10. In quelle otto puntate, come in una piantagione delle sorprese superata soltanto, due anni dopo, nel 1974, da Milleluci, ultimo kolossal musicale televisivo ed ultima apparizione televisiva di Mina prima di diventare mito dell’assenza e pura entità vocale, fioriscono i duetti che culmineranno nell’appuntamento da sempre più atteso, voluto, quasi preteso: quello che, per il pubblico, testimonia la simbiosi, se non addirittura l’osmosi, tra i Suoi Mina e Lucio Battisti. Mina, in quella primavera romana, finite le prove e le riprese per Teatro 10, a sera raggiunge una sala di registrazione dove trova schierata quella che sarà “l’Orchestra”. Un’Orchestra sua come non potrebbe essere di nessun altro, che l’accompagnerà negli appuntamenti alla Bussola. Sono serate di prove fino a notte fonda, con una Mina, come sempre, alle prove, divertita, rilassata, raggiante, che gioisce dell’evolversi dell’andamento orchestrale, del consolidarsi delle armonizzazioni di Gianni Ferrio, quelle “mi raccomando, Gianni, va’ giù duro, fammi l’inferno sotto, va’ difficile…” che sente formarsi, crescere, svilupparsi, srotolarsi in quel tappeto musicale sul quale, per tutta quell’estate, ci porterà dove vorrà e potrà portarci solo lei. Un numero infinito di serate di folla oceanica in un locale straripante di entusiasti il cui appetito insaziabile viene reso ancora più insaziabile dall’atmosfera che ogni sera Mina ricrea, rinnova, ingigantisce, ridisegna di volta in volta. Una mitragliata di nottate memorabili. Mina e venti musicisti; che come preteso da Mina, e promesso e mantenuto da Gianni Ferrio, le fanno l’inferno sotto, le lanciano intorno armonie forti e abbaglianti come fiammate, trombe in acuti a spillo che, come draghi dalle narici dilatate e fumanti, ingaggiano gare con la sua voce. Tutto possibile perché c’è lei. Mina è al settimo cielo. E si sente. Dopo di allora, ce la porteranno, a cadenza annuale, i dischi, gli album nei quali Mina ci regalerà ogni anno una quantità di brani con lei sempre geniale, piena di idee in ognuno. Mina crescerà ancora, continuerà a crescere oltre ogni aspettativa, e spaziando nei generi più disparati fino alle sorprese più recenti, con la sua capacità di affrontare i motivi, facendo di ognuno un proprio capolavoro. Diventerà, come ormai sappiamo, il nostro Hermitage della canzone. 
Ma intanto, in quell’estate del 1972, la ragazza che ha rivoluzionato, strattonandola e poi accarezzandola, la canzone italiana, la donna, la grande voce simbolo di alcuni dei più garibaldini, coraggiosi, luminosi e felici aspetti del costume italiano è ancora là, perfettamente raggiungibile, quasi ogni sera, sul palcoscenico della Bussola.
Capita di incontrare, in giro per l’Italia chi quelle serate ha potuto viverle, anche solo una volta, anche una sola di quelle serate. Ed è puntuale sentirli dire “Beh, dovevate esserci”. 

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