Vanity Fair n. 48/2014

Quando arriverà il momento di vivere?

Cara Mina, Leggendo Vanity ho avuto conferma che fai l’uncinetto. Oh là. Però non so più controllare l’invidia per un mio amico che mi ha assicurato che tu, all’uncinetto, gli hai fatto un comodino con tanto di cassetto dal quale, ogni giovedì, aprendolo, escono Dorothy e l’omino di latta: cantando allegramente vanno all’edicola vicino casa sua, gli comprano l’ultimo numero di Vanity Fair e la sera stessa glielo leggono un po’ per uno finché non si addormenta. Ora, ti prego, mi potresti fare, non chiedo altrettanto, ma almeno un portariviste? O anche soltanto un portapillole contro l’insonnia. Lo preferirei in fettuccia. Grazie. Un abbraccio. Tuo Pippo Pippo

Adoro i matti. Soprattutto quelli proprio fuori di testa come te. Sei bello. Potresti avere quindici anni o, forse, ne hai ottanta e la tua pazzia è una conquista costata parecchio. Mi sembri, comunque, una persona libera. Una persona che forma immagini solide con la creatività. Hai come un prurito all’anima e la tua intelligenza ti impedisce di curarlo. Ti farei di tutto, all’uncinetto. Persino un passato e un futuro. Ciao, Pippo Pippo, ti adoro.

Per 400 euro al mese

Ho 27 anni e abito a Siderno, in una Calabria meravigliosa martoriata dall’illegalità e dall’indifferenza dello Stato. Sono una dei pochi privilegiati che ancora ha un mezzo lavoro, ma milioni come me sono a spasso. Certo, vivo con mamma: con il mio stipendio da 400 euro al mese non posso ambire al sogno normalissimo di una casa e una famiglia tutte mie. Puoi dire ai signori politici che la smettano di chiederci sacrifici? Non è sufficiente aver fatto diventare dipendenti e pensionati carne da macello? Quando arriverà il nostro momento di vivere, di non doverci vergognare di noi stessi? Cristina Ieraci

La tua lettera è un manifesto, cara Cristina. Non aggiungo altro.

Weekend a squarciagola

Volevo ringraziare sulle pagine di Vanity Fair un mio amico, il mio “Bel comasco”: mi ha fatto passare un super weekend nella sua Como e dintorni, con immancabili giri in macchina. Cantandoti a squarciagola, abbiamo dato il meglio sulla tua splendida “L’importante è finire”. Dato che non ha passato un bel periodo, volevo fargli dare un saluto dalla grande Mina e fargli sapere che per lui ci sarò sempre, sempre e sempre. Al mio bel comasco con tutto il mio cuore. La sua bella Napoli

Un super weekend va assolutamente celebrato. Con questi chiari di luna, vero, bimba? Ti sento piena e appagata. Gòditi questa sensazione, succhiala come una caramella finché non svanisce. Il tuo bel comasco deve essere un professionista… Complimenti, amico mio… Suscitare un tale benessere non è da tutti. Vi saluto, ragazzi. Un abbraccio.

Il rock non ha età

Papà greco e mamma marsigliese, lei nel primo Dopoguerra era vicina di casa di Yves Montand. Poi è migrata nelle colonie d’Africa dove ha conosciuto il babbo, nato lì. Di loro mi rimane la collezione di dischi e l’amore per la musica: a 40 anni giro ancora con la mia band di svitati a suonare rock’n’roll. Ascoltandoti, rivedo i miei: mia moglie sorride vedendomi un po’ commosso. Luca Patsimas

Ciao, Luca. Mi hai dato una notiziona. Tua madre era vicina di casa di Yves Montand. Acciderbolina… Sono robe che ti segnano, che non ti fanno dormire… Bello, che giri a suonare rock, meraviglioso. Ti invidio un po’, per dire proprio la verità. Ma, non capisco, pensi che 40 anni siano troppi? E allora Mick Jagger e mille altri, cosa dovrebbero dire? Il rock è uno stato d’animo, amico mio. L’età non c’entra niente. Ti abbraccio.

 

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10 Dicembre 2014

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