VIENI AVANTI, MOSTRO

Liberal n. 44/1999

Cara Mina,
ho dovuto cedere alle richieste dei miei due figli adolescenti e alla fine mi sono deciso a far installare Internet nel computer di casa. Loro dicono che senza Internet non possono più fare le ricerche per la scuola e solo con questo strumento sono in grado di comunicare con degli amici stranieri conosciuti quest’estate. Ma, a parte l’indubbia utilità, vi sono anche molti pericoli. Siti pornografici con ogni genere di nefandezze, ma soprattutto una grande perdita di tempo: ormai hanno ridotto anche le uscite serali. Che devo fare?
Davide S., Imperia

Caro Davide,
col mostro bisogna convivere. Sapendo che è un mostro, ma trattandolo con estremo rispetto ed enorme cautela. Non credo che le crociate antimoderniste portino a grandi risultati. Continuano a persistere in atteggiamenti passatisti certe comunità integraliste dell’America puritana, che addirittura rifiutano l’energia elettrica. E se non vogliamo cadere nello stesso ridicolo baratro da nostalgici dell’ancien régime, bisognerà imparare a convivere con tutti i mostricini della nostra notturna epoca.
Certi dibattiti su Internet e dintorni mi sembrano la riproposizione di questioni vecchie come il mondo. E ne discutiamo con annoiata passione, dimenticando che gli stessi argomenti sono già stati analizzati con ben altra profondità. Nell’ultima parte del “Fedro” di Platone vi è un dialogo tra Socrate e Fedro. Richiamandosi ad una antica favola egiziana, secondo la quale il dio Thoth aveva fatto dono agli uomini dell’arte della scrittura, i due greci giungono alla conclusione che la scrittura è un dono ambiguo, perché porta ad un affastellamento delle conoscenze e limita il potere della memoria. Socrate rivendicava all’oralità un maggior valore, perché la parola scritta fornisce solo un’apparenza di sapienza. Solo il filosofo che argomenta senza bisogno di riferirsi ad uno scritto possiede la capacità di convinzione che le parole scritte non hanno.
Molti secoli più tardi, subito dopo l’invenzione della stampa, vi furono coloro che inorridirono di fronte alla possibilità che il sapere fosse diffuso su larga scala. Gli intellettuali erano costretti ad uscire dalla torre d’avorio della cultura accademica e la circolazione delle idee diventava un fatto disponibile ai più. E ancora nel Settecento Condorcet dovette sostenere il primato della stampa, che consentiva agli uomini di conoscere indipendentemente dal potere costituito. Il libro come strumento di democrazia, contro ogni forma di controllo da parte delle istituzioni. Se poi consideriamo che ancora oggi in Cina il potere politico fa di tutto per impedire che l’invasione di Internet contamini la purezza del comunismo ideologico, con l’introduzione di strane idee democratiche, si capisce che, pur cambiando i mezzi e gli strumenti, il problema è sempre lo stesso.
La libertà che regna sovrana nella Rete non prevede forme di censura. E, come tutte le libertà, implica una enorme dose di rischio. Organi venduti al di fuori delle normali sedi sanitarie, ovuli di top model all’asta al miglior offerente per avere figli più belli e siti in cui ci si sposa, si divorzia, si fa l’amore on line. Brani musicali che possono essere scaricati senza alcuna perdita della qualità del suono, libri e automobili da acquistare, musei da vedere, viaggi da prenotare, appartamenti da affittare, religioni da seguire, profughi da ritrovare. E quindi niente di più e niente di meno di quello che questo mondo impazzito già offre normalmente nella realtà.
Forse bisognerebbe rimettere in discussione il concetto che in Internet ci sia la realtà, la realtà virtuale. Forse la virtualità è già qui, al di qua dello schermo, su questo scenario della vita dove si accampano le follie e le genialità di cui il mondo è carico. Abbiamo inserito in Rete solo quello che già invade la scena dell’esistenza normale. L’insignificanza o il male stanno a priori. E piuttosto che scandalizzarsi per il fatto che si vendono corpi di fanciulli come se fossero panini, occorrerebbe prima constatare che in Internet si rispecchia lo schifo che è già il tragico contorno in cui sguazza il nostro mondo. Con l’unica aggravante che si tratta di un rispecchiamento amplificato, di cui si può fruire nel più vile anonimato.
Ma insieme a tutto questo, ovviamente, c’è tutto il bello e tutto l’utile che ci rendono l’esistenza più degna. E così, lasciando perdere i siti porno (forse sarò l’unica al mondo a non averne mai visitato uno, neanche per sbaglio), mi perdo nella Rete e navigo fino ad approdare ai grandi attori, ai grandi registi, ai testi che non ho nella mia bibliotechina, alle notizie, alle ricette di cucina.
E così si riconferma che il nocciolo della questione è sempre e solo nell’uso. Lo strumento della Rete è solo una possibilità. Per fortuna c’è ancora l’intelligenza che guida nelle scelte.

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4 Novembre 1999

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